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Perché i giusti patiscono in questa vita e gl'ingiusti vivono soavemente

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Una lettera del Curione, nella quale si dichiara, perché i giusti patiscono in questa vita, e gl'ingiusti vivono soavemente.   Celio Secondo Curione - 1550   Alla magnifica Madonna.  Perché io stimo, onorata Madonna, che la vostra domanda sia di quelle pie ed utili ai figliuoli di Dio, specialmente in questi tempi duri; però, sono contento di rispondervi e scriverne brevemente quel che io ne sento, se voi troverete che io ne senta in modo corretto, come ne deve sentire l'uomo cristiano, sentirete come me; ma non dubito, che non stiate per ritenere quel che io ritengo, perché io ritengo ciò che hanno creduto ed insegnato i profeti di Dio, gli Apostoli di Cristo e Cristo stesso. Innanzitutto, dovete sapere che questa è la ragione per la quale la vera religione di Dio è sprezzata tra gli uomini mondani, poiché essi sono allettati e tirati dalla soavità ed apparenza dei beni presenti e terreni, i quali non appartengono né alla cura dell'anima, né al regno di Dio. E sicc

La salvezza di Pelagio o tramite le opere

François Puaux  (1806-1895) Il nemico più pericoloso che il cristianesimo abbia mai avuto nacque in Inghilterra nel quarto secolo: si chiamò Pelagio. Era un monaco colto ed erudito; fu lui che per primo inventò il dogma delle opere meritorie della vita eterna e portò via da Cristo il suo titolo di Salvatore, ponendo nelle forze dell'uomo quella misericordia divina che la misericordia divina aveva posto nel dramma sanguinoso e misterioso del Golgota. Pelagio aveva come compagno un monaco di nome Celestio; essi portarono la loro disastrosa dottrina a Roma e vi fecero presto molti discepoli; i loro successi attirarono l'attenzione dell'opinione pubblica. Il celebre Agostino si distinse nella lotta; sconfisse Pelagio, ma non uccise il pelagianesimo, che divenne lebbra della Chiesa.  Fino ad allora i membri della Chiesa ritenevano che il cielo fosse un dono di Dio, ma non appena seppero che il cielo era da guadagnare e non donato, non lo dimenticarono più, e mentre lanciavano un

Come si deve intendere che l'uomo fu creato all'immagine e somiglianza di Dio

Juan de Valdés Come si deve intendere che l'uomo fu creato all'immagine e similitudine di Dio. Molte volte ho voluto intendere, in che cosa propriamente consista quello che dice la santa scrittura, che l'uomo fu creato in immagine e similitudine di Dio; e mentre che ho voluto intenderlo per la lezione, non ne ho fatto profitto alcuno, perché la lezione ora mi tirava ad un parere e poi ad un altro, finché, ottenendolo per la considerazione, mi pareva d'averlo inteso, o almeno d'averlo cominciato ad intendere; quello che mi manca, tengo per certo che me lo darà il medesimo Dio che mi ha dato quello che io posseggo. L'immagine e similitudine di Dio intendo che consiste nel suo proprio essere, in quanto è impassibile ed immortale, e in quanto è benigno misericordioso giusto fedele e verace; con queste qualità e con queste perfezioni intendo che Dio creò l'uomo nel Paradiso terrestre, dove, innanzi che fosse disubbidiente a Dio, era impassibile ed immortale

Martino Lutero Riformatore. La sua vita e le sue opere

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Esaurita, nel 1883, la seconda edizione italiana della Vita di Martino Lutero, in occasione del quarto centenario dalla nascita del gran Riformatore, la «Società Italiana per le Pubblicazioni Evangeliche» volle affidarci l’incarico di scriverne una nuova, alquanto più ampia e dettagliata che quella non fosse. Ci siamo impegnati di buon animo, quantunque consapevoli delle difficoltà a cui saremmo andati incontro. Scrivere la vita di un uomo, a cui si deve in massima parte lo «scisma ď Occidente»; raccontare ciò che egli fu e ciò che egli fece, le sue lotte titaniche contro sé stesso dapprima, contro la Chiesa di Roma poi, contro le sette e contro le potenze secolari infine; in una parola, narrare le sue fatiche perseveranti per rimettere in carreggiata il Cristianesimo fuorviato, non è tal compito che possa parere agevole a chi ne misura la grandezza e l'importanza. Ma questa ragione, anziché disanimarci dall' impresa, vi ci spinse. Le «Vite di Lutero» abbondano negli idiom

TESTIMONIANZA CHE IDDIO RENDE DELL' UOMO

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Horatius Bonar Gen. 6,5-11. – Giob. 15,14-16. – Sal. 45,1-3. – Sal. 51,4-5. – Ec. 7,29. – Is. 53,6. –  Giov. 15,18 - 24, – Rom. 1,21-32. –  Rom. 3,9-19. – Ef. 11,1-3. –  Tit. 3,13. – 1 Giov. 5, 19. Iddio ci conosce. Egli sa ciò che siamo, come pure quello che aveva in mente che fossimo; e sulla differenza fra questi due stati si fonda la sua testimonianza in rapporto a noi. Egli è troppo buono per tenere un linguaggio inutilmente severo, troppo verace per non parlare con verità, né può avere motivo alcuno d'ingannarci; poiché se vi è del bene nelle opere delle sue mani, quello solo si compiace di menzionare, e non il male. Dapprima Egli le dichiarò “buone”, e “molto buone”. Che se adesso non le dichiara più tali, non è perché non voglia, ma perché non può, essendo che “ogni carne abbia corrotto la sua via sulla terra” (Gen. 6,12). La testimonianza di Dio riguardo all’uomo consiste in questo: Egli è  peccatore . Iddio testimonia contro di lui, e non in favore di lui. Egli test